I giorni nella mano
come in un ventaglio:
chiusi su spine e artigli,
aperti
di baci e di sorrisi.
E ripassiamo le carezze,
le dita a ripercorrere la guancia;
diamo un numero al tempo
e ai sogni,
fissiamo la data degli sguardi.
Nei gigli degli occhi
le cose sono uguali;
profumano di menta le parole,
hanno ali
per rompere il silenzio in fondo al cuore.
Ma i giorni oltre le dita
sbiadiscono promesse e illusioni;
l’estate è puntuale,
ma manca qualcuno sul balcone.
E contiamo coi passi altre parole;
quelle morte senza voce
e quelle pronunciate col pugnale.
Nulla è uguale per sempre.
Forse,
la speranza.

 
(Dall’antologia “Scrivere per la musica”;
Premio nazionale di poesia - Città di Castorano - III Edizione - 2007)

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