Fiori per Anna

Luglio 27, 2008

Il mattino che non ti ha rivista
ha disegnato stupito il tuo corpo
in un cerchio d’asfalto.
Poi lo ha raccolto,
come un vecchio relitto
di deformata coscienza.
E in un attimo
non eri che un soffio di vita
leggero e lontano;
impalpabile
il resto della tua memoria.
Ridevi
come la campagna al sole di marzo
e come la terra buona
nascondevi l’inverno
sotto profili verdi
d’erba e di brina.
Nel tuo specchio
rimorsi e brandelli
incise rughe
lontane voci e vecchi sguardi.
Quante volte la tua agonia
è stata la mia…
Forse in un lucido istante
hai rivisto quei vicoli
dove bambina giocavi
in una chiazza di sole;
i tuoi poveri panni stesi alla ringhiera
e un’antica crepa sul muro.
Per te quel giorno
c’erano tanti fiori;
ma il più bello
eri tu.

 
Dall’antologia “Incontro con la poesia”, Associazione Amici della Poesia, Gaeta, 1989.

Vado a fare la spesa

Luglio 24, 2008

Appunto i miei versi
sul block-notes della spesa:
pane
latte
uova
e un “Ti amo”
affianco a “candeggina”.
Tutto è confuso,
mescolato,
in questo ennesimo
affacendatissimo
giorno di bucato.
Brillano bianche
le lenzuola di ieri,
ma le correggo
con l’ultimo rossetto
glitterato.
Così
è alla pesca
il morso sulla strada,
che ogni giorno
si adegua alla mia vita.
E più è presto
più affretto il passo,
tagliando rami e spine
con la testa.
Basterebbe attraversare
e non lo faccio.
“Sempre più bella, signora!”,
sorride il negoziante
mentre incarta
un’illusione.
E più è tardi
più rallento il passo,
calcolando pesi e vuoti
senza sporte.
Cerco per un po’
l’indugio sulla soglia:
tra chiave e serratura
ho ancora tempo.
“Vieni, è pronto!”.
La tavola è perfetta.
Non manca nulla:
c’è perfino
la torta con la panna.

 
Dall’antologia del Comune di Borgo Ticino;
Premio “Antonio Cerruti” - Terza Edizione,
Premio “Ariodante Marianni” - Prima Edizione.

I giorni nella mano
come in un ventaglio:
chiusi su spine e artigli,
aperti
di baci e di sorrisi.
E ripassiamo le carezze,
le dita a ripercorrere la guancia;
diamo un numero al tempo
e ai sogni,
fissiamo la data degli sguardi.
Nei gigli degli occhi
le cose sono uguali;
profumano di menta le parole,
hanno ali
per rompere il silenzio in fondo al cuore.
Ma i giorni oltre le dita
sbiadiscono promesse e illusioni;
l’estate è puntuale,
ma manca qualcuno sul balcone.
E contiamo coi passi altre parole;
quelle morte senza voce
e quelle pronunciate col pugnale.
Nulla è uguale per sempre.
Forse,
la speranza.

 
(Dall’antologia “Scrivere per la musica”;
Premio nazionale di poesia - Città di Castorano - III Edizione - 2007)

Riviera madre

Luglio 20, 2008

Bevo latte di spume                      
dai tuoi seni impetuosi,
mare
che nessuno
t’ha mai chiamato “madre”;
abbraccio divino
tra la terra e il cielo,
bacio di cristallo
carezza di sale.
Con la tua canzone
avvolta alle caviglie
aggiungo la mia impronta
al cammino di Ulisse.
E vedo Penelope,
speranza di marinai;
reti smagliate
da cui i sogni non fuggono.
Perché tu sei di tutti:
del bambino incantato,
del poeta insanguinato;
del pianista e dell’ubriaco,
delle conchiglie e dei cani.
Ma prima ancora
sei di chi attende
con mani gonfie
e senza parole
il tuo ultimo sforzo:
il cibo di oggi,
ostia del mare.

 

(Poesia ispirata dal film “Il postino”)

A mio figlio Mario Andrea; a Massimo Troisi e a Pablo Neruda. Agli amanti del mare.

“Capri, regina di rocce,
nel tuo vestito
color giglio e amaranto
son vissuto per svolgere
dolore e gioia, la vigna
di grappoli abbaglianti
conquistati nel mondo,
il trepido tesoro
d’aroma e di capelli,
lampada zenitale, rosa espansa,
arnia del mio pianeta.
Vi sbarcai in inverno.
La veste di zaffiro
custodiva ai suoi piedi:
e nuda sorgeva in vapori
di cattedrale marina.
Una bellezza di pietra. In ogni
scheggia della sua pelle rinverdiva
la primavera pura
che celava un tesoro tra le crepe.
Un lampo rosso e giallo
sotto la luce tersa
giaceva sonnolento
aspettando
di scatenare la sua forza.
Sulla riva di uccelli immobili,
in mezzo al cielo
un grido rauco, il vento
e la schiuma indicibile.
D’argento e pietra è la tua veste, appena
erompe il fiore azzurro a ricamare
il manto irsuto
col suo sangue celeste.
Solitaria Capri, vino
di chicchi d’argento,
calice d’inverno, pieno
di fermento invisibile,
alzai la tua fermezza,
la tua luce soave, le tue forme,
e il tuo alcol di stella
bevvi come se adagio
nascesse in me la vita.
Isola, dai tuoi muri
ho colto il piccolo fiore notturno
e lo serbo sul petto.
E dal mare, girando intorno a te,
ho fatto un anello d’acqua
che è rimasto sulle onde
a cingere le torri orgogliose
di pietra fiorita,
le cime spaccate
che ressero il mio amore
e serberanno con mani implacabili
l’impronta dei miei baci.”

 
Sull’isola di Capri il poeta soggiornò - con Matilde Urrutia - dal gennaio al giugno del 1952.
Fonte: Neruda, Poesie (cura e traduzione di Roberto Paoli, testo spagnolo a fronte), Newton, Roma,2003, p. 123.

Ricordiamo Pablo Neruda, in occasione dell’anniversario della sua nascita.

Fanno già parte
del cassetto dei ricordi:
due minuscoli calzini
e un fiocco azzurro,
con la scritta
“E’ nato”.
Ti ho atteso
sull’Olimpo,
dea senza storia.
Tu
portavi usignoli
al mio mattino:
col cuore gonfio
preparavo il nido.
Il folle bacio
dell’aurora
sulle mie ginocchia
schiuse la terra
e saltò il seme
dal pugno della notte.
Le tue
tenere mani
diedero ragione
al mio sangue.
Da quel giorno
molte volte
il tuo sorriso
mi ha salvato
da fantocci
e da sogni
di cartapesta.

Mamma gatta

Luglio 20, 2008

Hai mille egiziane negli occhi
e una danza antica sul ventre.
Ti festeggia
un calendario di smeraldi
nel plenilunio del cuore.
Donami un po’
della tua soffice eleganza,
così ch’io cammini
tra la gente
senza boati d’arroganza!

 
(Daniela per Sofficina; 17 febbraio, festa nazionale del gatto).
Dalla raccolta Rosso fuoco, in corso di stampa.

Ho fame ancora

Luglio 20, 2008

Lo so
che non t’importa
del mio anulare vuoto
e la stanza a est
ha chiodi arrugginiti
alla finestra.
Anche bambina,
sai,
la mia casa
non era diversa:
il mattino
m’illuminava a strisce
e ingoiavo odore di pane
a colazione.
“Via Tasso”,
col rubinetto
che scandiva i secondi
e la cucina
senza Natale.
Sulla poltrona
trovai mia nonna
e per un attimo
furono casa
le sue braccia.
Grazia
di mille candele d’oro,
santuario
di tutte le colpe perdonate:
ora sì,
abitavo anch’io.
Dal giorno
che se n’è andata
ho un indirizzo nuovo
e la porta della domenica
si è chiusa.
Ho fame ancora;
di albicocche,
di viole
e del pane di un sorriso.

 

(Di tante case, solo le tue braccia. Ciao nonna Italia)
Premio di poesia-on-line “Finalmente poesia”, Procida, settembre 2007

Perla

Luglio 19, 2008

Dovrò abituarmi
al tuo scrigno chiuso
e al mare in tempesta.
Ma per me
con lo scorpione sul cuore
è difficile fare a meno
della tua perla.
Non conoscessi
il mistero dei tuoi abissi
potrei accontentarmi
del quotidiano scambio di telline
al mercato delle banalità.
Attanaglia
la gola e il tempo
questa collana
che batte sul petto
la pietra dura
del tuo silenzio.

 

Poesia premiata al concorso “Le conchiglie e il mare”, organizzato dall’Associazione Culturale Marginalia di Prato.
Un ricordo di stima e gratitudine per la giuria e per i collaboratori.
Daniela